Saga Bacardí
10592
DOCUMENTO DE SOLICITUD DE SUCESIÓN DE TITULO NOBILIARIO HACIA JOSÉ-ANTONIO LINATI Y BOSCH, APORTADO POR SUS HIJOS JOSÉ-ANTONIO Y JORGE LINATI Y DE PUIG.


Famiglia Linati.
Questa familia, che si representa all’esame deu Cavalieri Commissari del Sov.Mil. Oed. Gerosolimitano de Malta, è di antica nobilità Parmense, ed illustre, per le alte cariche di Governo, militari e di corte, rociperte nel Ducato de Parma e Piacenza, sotto le tre dinastie che, tale ducato dominarono: Farnese, di Bornone, di Lorena-Asburgo-Este.
Ricevuta di Giustizia e per fondazione di Commenda ereditaria nel Sacro Militare Ordine Constantineano di Parma, sin dal 1726; è passata anche di Giustizia Sov. Ord. Gerosolimitano di Malta, con Filippo Linati, ricevuto il 26 Gennaio 1843, fratello germano del bisavo dell’attuale aspirante, José-Antonio LInati, Conte di Gaiano ed Oppiano.
Per La statutazia dimonstrazione della nobilitá, generosa, sarebbe stata suficiente la prova del riattacco geneologico con il predetto Cavaliere di Giustizia, ma si e ritenuto fare cosa buona e gradita nel riprodurre tutta la documentazione geneologico-nobiliare, a maggiore conferma della nobiltà, antica, illustre e notoria della Famiglia Linati.
Originaria di genova, ove godette degli onori, prerogative e titoli, riservati alle famiglie di conosciuta noblità, passò a vivere in Parma sul finiré del secolo XV, e si riconosce essere capostipito del ceppo parmense.
1) Filippo Linati, padre di Pietro, Agostino e Stefano, Pietro Linati, morí in Parma nel 1521, e venne sepolto, magníficamente “more nobilium” nell’aveññp gentilizio della Capella, fondata dalla Famiglia Linati nella Chiesa di Sant’Agostino di Parma, detta degli Eremitani. In questa povea, vennero, poi sepolti, finche le leggi lo permisero, titti gli appartenenti a questa nobile Famiglia. Agostino, fu il capostipito del ramo che, passato a vivere in Milano, fu nobile e patrizio di questa città. Tale ramo milanese della Famiglia Linati, se non si va errati, è oggi estinto.
2) Stefano, continuò la discendenza in Parma. Da lui.
3) Giovanni, che unitosi in matriminio a Constanza Belmariti, fu padre di:
4) Pietro. Con questo personaggio la familia Linati, ebbe la sua prima illustrazione. Medico di fama, colto ed abile, fu il medico personale dei Duchi di Casa Farnese. Dopo esser stato più volte consoltore del governo della città di Parma, salì all’añta caroca di Priore del Collegio Medico parmense. Morì, onoratissimo dai Farnese, il 2 Marzo 1601. Aveva sposato Emilia Garimberti, di nobile familia di Parma, e fu padre di: A) Giovambatista. B) Giovanni. C) Orazio. Giovanni, nato il 24 Aprile 1563 e morto il 4Aprile 1627. Si diede alla vita religiosa, fu eletto Vescovo di Borgo San Dommino il 4 Diciembre 1605 ed il 13 Diciembre 1620 npassó alla sede vescovile di Piacenza. Orazio, nato il 7 Aprile 1566 e morto nel 1646, fu uomo di lettere e di governo. Molto stimato dal Duca Ranuccio Farnese, ne divenne il Cancelliere e Segretario. Sposò Doralice Sanseverino, ma non ebbe prole.
5) Govanbattista, nato il 22 Agosto 1561, sposò Lucrezia della Torre; ed ebbe numerosa figliolanza, tutta ben nota nel campo della letteratura, della Chiesa e del governo: A) Francesco (n. 1592-1620) fu illustre giureconsilto. B) Ercole, nato 19 Febraio 1595, morto nel 1664, fu Arcediacono di Parma. C) Pietro, nato il 18 Novembre 1597 e morto nel 1649, fu segretario della Duchessa di Parma, Maria dè Medici. Sposó Violante Cusani, ed ebbe per figlio, Giovanbattista, Canonico della Cattedrale di Parma. D) Ranuccio, nato il 17 Settembre.
6) Ottavio. Di questo si sa poco. Forse morí molto giovane. Dal suo matrimonio con Anna Maria Criminali, nasque.
7) Ottavio. Il 3 novembre 1631. (Battistero di Parma. Al.1) Il 10 lugio 1650 per i meriti del propio Orazio e dello zio, Pietro, fu da Ranuccio Farnese,Duca di Vizzola, come da rogito n.395/7 Mod.6, in archivo di Stato di Parma, unitamente al cugino, canonico Giovanbattista, ed si viventi zii paterni, arcidiacono Ercole e Ranuccio. Con altro privilegio dello estesso Ranuccio Parnese, del 18 agosto 1651, sempre unitamente ai suoi parenti, fu creato Conte di Gaiano con Oppiano. (Arch. Stato. Par,a. Fondo amm/ne delle Finanze. Rogiti Camerali Rondani. Vol. 336 (All.2) Entrambi i titolo furono concessi con successione nella discendenza maschile, maschi da maschi. Sposó egli, Diana del Prato ed ebbe, tra gli altri. Orazio e Giovanbattista. Questi, nato il 14 novembre 1652 e morto nel 1738, dopo essere vissuto alcun tempo in Parma, emigró in Baviera e divenne Ciambellano presso quella Real Corte. Ottavio Linati, 1º Conte di Vizzola, gaiano ed Oppino, morì i Parma il 21 dicembre 1708. (Parma Parr. Di S. Ulderico. All.3). A continiare la Famiglia in Parma, pensó.
8) Orazio. Nato il 13 ottobre 1651 (Battistero Parma., All. 4). Dopo esser stato alla corte degli ultimi Duchi di Casa Farnese, e aver vissute le vicessitudini della successione farnessiana, conclusasi con le nozze di Elisabetta, ultima di questa illustre casata, con Filippo V di Borbone, Re di Spagna; passò al servzio di Carlo di Borbone, che doveva salire poi sul trono di Napoli ed infine su quello di Spagna. Gentiluomo di Camera di Carlo di Borbone. Duca di Parma; fu Cavaliere dell’Ordine Constantiniano e fondó, il 26 febbraio 1726, una Commenda ereditaria dell’Ordine stesso, costituendola, sil magnifico, grandioso palazzo Linati in Parma. Morì il 24 aprile 1726. (Parr. S. Ulderico. All.5). Dal suo matrimonio con Girolama dei Marchese Cavalca, nasque:
9) Ercolo. Il 13 giugno 1687 (battistero Parma. All.6). Fu il secondo Conte di Vizzola, Gaiano e Oppiano; ma vendette il feudo di Vizzola al Principe Hercolani di Bologna, si ignora se ritenne per se il titolo, come talvolta si usava fare, in quanto i suoi discendenti usarono ul titolo di Conte di Vizzola. Sposò, in Piacenza forse, la nobildonna Maria dei Conti Anguisola, una delle più note gamiglie dell’añta nobilità piacentina. Morì in Parma, il 10 agosto 1759. (Parr. S. Uldarico: All.7). Da lui:
10) Ottavio. Nato il 3 febbraio 1722. (Battistero parma. All. 8.). Si diede alla carriera dell’armi, che iniziò nella nobile compagnia delle Realli Guardie del Corpo di Ferdinando di Borbone, Duca di Parma. Ne assunse poi, in età matira, il comando e terminò la carriera da Generale di Brigata. Fu anche Gentiluomo di Camera, nonchè Commendatore eraditario dell’Ordine Constantiniano. Sposò in Bologna, il 2 giugno 1754, nella parrocchia della Cattedreale di S. Pietro, Teodora dei Marchesi Ghislieri, appartenente all’illustre familia che ha dato un Pontifice a S. Romana Chiesa e dalla cristianità. Morì, il 13 ottobre 1797. (Parr. S. Uldarico. All.9). Fu padre di:
11) Filippo, nato il 5 aprile 1757, e tenuto al Sacro Fonte del Duca di Parma, Filippo di Borbone e dalla Duchessa, Luisa di Borbone-francia. (Battistero-Parma. All.10). Colonnello di Fanteria, gentiluomo di Camera, Commendatore dell’ordine Constantiniani; da alcuni documenti, resulta anche Cavaliere del Sov. Mil. Ord. Gerosolimetano, nel ceto, oggi detto di Onora e devozione, ma che in quel nomina non si trova traccia, almeno neo ruoli dell’Ordine. Sposò in Parma, il 24 dicembre 1778, la contessa Emanuela Cogoroni (altro scritto Cocorani) di nobile familia spagnola di Madrid, e da poco dimorante in Parma. (Parr. S. Uldarico. Parma. All.11). Il Conte Filippo Linati di Gaiano ed Oppiano, morì in tarda età, lasciendo di sè larga memoria per la vasta cultura, le opere benefiche, l’amore verso le memorie patrie e gli stido di storia parmense. Y suio funerali, avvenuti il giorno stesso della morte, il 19 agosto 1837 (Parma. Parr. S. Udarico. All.12. furono solenni. Da lui:
12) Marco Claudio: nato il 2 febbraio 1790 (Battistero parma. All.13). Visuto nell’epoca delle guerre napoleoniche, ed in quelle successiva di assestamento delle Nazioni, sconvolte dal nuovo ordine delle cose; come ufficiale, prese parte a diversi fatti d’armi. Fatto prigioniero alla bataglia di Sipria, ritornò in patria, poi passò a combattere in Spagna, Belgio e Francia. Recatosi sempre come ufciciale, in Messico venne quivi a norte, in città del Messico, 11 febbraio 1832. Durante la sua permanenza in Spagna, a Barcellona, il 15 febbraio 1815, nella Parrocchia di S. Justo y Pastor, si congiunse in nozze con la nobile Isabel de Bacardy. (All.14). Con lui la familia Linati, cominció a dividersi tra la Spagna e l’Italia, dimorante un poco qui a là. Il figio maggiore, Filippo, nascue in Madrid, il 9 genaio 1816, e fu dicevuto Cavaliere di Giustizia del Sov.Mil.Ord. Gerosolimitano di Malta, il 26 gennaio 1843, divenendo, poi, Commendatore della 2ª Commenda di Parma. Il relativo proceso nobiliare-genealogico, con la documentazione sino al bisavo, Ottavio (1722-1797) è conservato nell’Archivio del Gran Magistero in Roma. Il Conte Filippo Linati, fu proscriolto dai voti, e, pasando a nozze, diede origine ad un ramo della familia, oggi dimorante in Italia. Egli fece infatti ritorno a Parma, e podo aver occupate diverse e ariche civiche ed onofiriche, tra esse, quella di Presidente della Commissione Araldica parmense, morì in Parma il 17 gennaio 1895. Il secondo figlio di Marco-Claudio Linati ed Isabella de Bacardi, a nome:
13) Camillo, nacque in parma, dove i genitori dimorano alcun tempo, il 1 luglio 1820 (Battistero parma. All.15) Ritornato in Spagna, prese dimora in Barcellona e qui si sposò. A questo punto è doveroso fare una necessaria, indispensabile degraessione. Come è noto, in Spagna vi è stata una grossa rivoluzione, che ha abuto il suo fulcro in Catalogna en ella città di Barcellona, Come viene atestato dalla Curia Diocesana di questa città, gli arcjivo delle diverse parrocchie barcellonesi, sono andati distrutti. Simil cosa e successo per làrchivo dello stato civile. Fare oggi, una riconstruzione genealógica in Spagna è impossibile, assurdo il pretenderla con titto i documenti., parte di questi sono stari riconstruiti dall’Archivio della Curia Cescovile di Barcellona. Per la familia Linati, si possie de l’atto di vattesimo di Camillo Linati, perchè nato in Parma (cfr.all.15), ma non è stato possibile e non sarà mai possibile, reperire il documento del suo matrimonio con Teresa Delgado, da cui nasque:
14) Filippo, il 14 gennaio 1843 in Madrid. L’atto di battesino e introvabile. Quello di matrimonio con una sua confiunta, avvenuto in Barcellona, il 15 gennaio 1881, è ugualmente irreperibile, malgrado ogni più accurata ricerca. E stato possibile, ritrovare solamente l’atto civille della sua morte, avvenuta un Barcellona il 24 novembre 1914 (Registro Civile Barcellona. All.16). Da questo atto si apprende che egli era figlio di Camillo e Teresa Delgado, vedevo di Giuseppa de Bacardí, e padre di tre figli; Alessandro, Filippo e Giuseppa.
15) Alessandro. Nacque in Barcellona e fu battezzato nella parrocchia di San Miguel. La fede del battesino, avvenuto in noviembre 1881, mentre era nato il 30 ottobre 1881, è stata roconstituita dalla Curia Vescovile di barcellona, e viene rilasciata da quello Archivista. (All.17). Sempre in Barcellona, sposò il 7 novembre 1910, Maria Nieves Bosch, come resulta dalla fede di matrimonio, rilasciata dall’Archhivista di quella Curia Vescovle (All.18). Da lui:
16) José-Antonio, nato il 18 genaio 1926, come vene attestato dalla fede di battismo, rilasciata dall’Archivista della Curia Vescovile di Barcellona. (cfr. Al. Doc. Pers.) E aspirante alla Croce di Cavaliere di Grazia e devozione. Giunti al termino della esposizione genealógico-nobiliare, non sará fuor di luogo riassumere il tutto. La prescritta nobilità generosa della Famiglia Linati, viene comprovata dalla concessione del feudo e titolo di Conte di Gaiano ed Oppiano ai fratelli Ercole e Ranuccio e ai loro nipoti Ottavio e Giambattista LInati, dal Duca di Parma, Ranuccio Farnese, come dal rogito camerale, rilasciato in copia autentica dall’Erchovio di Stato di Parma. Contea di gaiano ed Oppiano, la cui data di rifeudazione è del 18 agosto 1651, che ceniva ad aggiungersi alla contea di ixxola, dallo estesso Duca di parma, fià donata agli stessi personaggi di familia LInati, in data 10 lugio 1650. Sono, quindi, provati essatti anni 310 di nobilità generosa feudale, a prescindere dal fatto che essa Famiglia Linati “godeva” già prima di detta infeudazine, delle prerogative e privilegi nobiliari. Questa nobilità generosa fu più volte comprovata. Una prima volta, il 26 febbraio 1726 con la fondazione d’ella Commenda ereditaria dell’Ordine Constantiniano di San Giorgio, di Parma. Per costituzione dell’Ordine anzidetto stesso, la fondazione di una Commanda, era riservata a persone di familia nobile, come può venire comprovato dai Real Rescritti borbonici del Regno di Napoli in relazione allo stesso Ordine Constantiniano. Una sevonda volta, tale nobilità generosa della Famiglia LInati, fu comprovata dalla ricezione, come Cavaliere di Giustizia del Sov. Ord. Generosolimitano di malta, di Filippo LInati, avvenuta il 26 gennaio 1843. Per essere l’anzidetto Filippo Linati, fratello germano del bisavo dell’attuale aspirante, José-Antonio Linati, a queste prove nobiliari anche ci si riattacca, facendo presente che l’incantamento processuale è conservato nell’archivio del Gr.Magistero in Roma. Non visono dubbu alcuni sulla eficiente, completa ed esauriente “prova” della nobilità fenerosa di familia Linati. La filiazione legittima-religiosa, viene comprovata dalle fedi di battismo, matrimonio e norte, dal 1631 al 1820, e precisamente da: Ottavio Linati (1631.1708) primo investito delle Contee di Vizzola, Gaiano ed Oppiano (1650-1651): a Camillo Linati, bisavo dell’attuale aspirante. Non è stato possibile reperire “tutte” le fedi di matrimonio, per ignorare la data ed il luogo in cui tali matrimoni avvennero. Due fedi di matrimonio ed esattamente: A) quello di Ottavio Linati con la Marchesa Teodora Ghrslieri, avvenuto in Bologna il 2 giugno 1754; B) quello di Marco-Claudio Linati con la nobile Isabella de Bacardy, unitamente- è ovvio-con la fede di battesimo di Filippo Linati, sono allegati all’incarto processuale di questi, compilato per la sua ricezione a Cavaliere di Giustizia del Sovrano Ordine ed oggi conservato nell’archivio del Gran Magistero. Da Camillo Linati (nato nel 1820) all’aspirante, la filiazione legittima religiosa, e aparentemente deficitaria. La distruzione degli archivo spagnoli è una dolorosa ed irreparabile conseguenza della rivoluzione e del governo marxista in Spagna. Essa deficienza è apparente. Sappiamo che Camillo Linati, fu battezzato in Para il primo lugio 1820, egli sposó una suddita spagnola, molto probabilmente delle Isole caroline. Il Dover pensare che tale matrimonio avvenne civilmente e un assurdo, essendo la familia LInati cattolica, e gli spagnoli cattololicissimi. Dal matrimonio Linati-Delgado, nacque un figlio a nome Filippo: e questo è comprovato dall’irreputabile atto civle di norte (cfra. All.16) che attesta esser Filippo Linati “figlio di Camilo e di Teresa Delgado”. Questo Filippo Linati sposó Giuseppa Bacardí e la sposò religiosamente, un questo il figlio loro, Alessandro Linati, viene qualificato, nell’atto di battismo (Cfr. All.17), “figlio legitimo”. Ora avendo Filippo Linati, sposato “religiosamente” egli, giusta le disposizioni del Sacro Concilio Trinentino, valevoli per tutto il modo cattolico apostolico-romano, doveva essere “battezzato”. Ma la filiazione legittima, la sola che ammette la successione nei titolo nobiliari, viene comprovata da un altro documento. Il 29 gennaio 1919, Alessandro Linati, otteneva Decreto Ministeriale per il riconoscimento del titolo di Conte di Gaiano ed Oppiano (nascí) e veniva inscritto al libro d’oro della nobilità italiana. Si esibisce la copia autentica della pagina del libro dòro della Nobilità Italiana, rilasciata dall’ufficio Araldico (All.19) in cui è riprodotto il tronco geneologico: Marco Claudio, Camillo, Filippo, Alessandro Linati. Da Alessandro Linati, padre dell’aspirante, sono nuevamente esibile le fedi di vattesimo e matrimonio. Pertanto si può affermare che anche la prova della filiazione legittima-religiosa è pienamente raggiunta. Per tutto quanto sopra esposto, su ritiene aver pienamente adempiuto al disposto delle costituzioni del Sovrano ordine per la prova fenealogico-nobiliare per la ricezione a Cavaliere di Grazia e Devozione, del Conte Josè-Antonio LInati, di Gaiano, Oppiano e Vizzola.


CASATA. Linati
QUALITÀ. Nobili.
EPOCA. Sec. XVº,
LOCALITÀ. Parma.
FONTE. G.B.di Crollalanza – Giornale Araldico Genealogico Diplomatico. Vl. 4º Anno 1895. Pg 202 e segg.
NOTIZIA. Memorie genealogiche riguardanti la familia LINATI.

Circa l’ultima metà del secolo decimoquinto viveva in Genova certo Filippo Lunati o Lunati il quale, com’era stile dei concittadini suoi, non indegnava di attendere coll’opere e colle facoltà al fraffico e dalla mercatura, quantunque di nobili nasciementi fosse ed ebbe tre figliuoli: Pietro l’uno chiamavasi, Stefano l’altro, e l’ultimo Agostino. (nº 1).

Pietro fu uomo prestantissimo e nelle cose di guerra particularmente versato. Molte contrade visitò con profitto e lungamente si trattanne alla corete di francia, ove dal Re Francesco I fu reccolto e ermato con ogni amorevolezza, del che fanno fde alcune lettere scrittegli da quall’ilustre monarca, ed un suo derceto derogatorio agli statuti di Parma dato in Milano addì 3 maggio 1517. – In Parma ov’erasi stabilito, sposò finalmente margherita Veghetti, dalla quale non ebbe prole, e peró lasciò erede niversale il nipote Giovanni, figlio di suo fratello Stefano ed usugruttuaria la moglie (vedi rogito di Giovanni Garbazza, 30 Luglio 1521). Fu sepolto nella Chiesa degli Agostiniani detto Eremitani, ove poi giacquero le ossa di tutti i suoi successori. (nº 2).

Stefano morí nella casa paterna lasciendo due figli: Giovnni suddetto, e Filippo. (3º).

Agostino ebbe tre figli: Bernadro, Stefano e Francesco, da uno dei quali pare discendesse la familia LINATI, che esisteva ancora in Milano pochi anni sono, ma nulla sappiamo di certo. (4º).

Giovanni di Stefano, nacque in Genova ed in età verde in compagnia dello zio Pietro corse varie estere provincia, v’incontrò molti pericoli ne’quali mostrò sempre virtù ed avvedutezza grandissima, si stabilì a Parma collo zio, e romastone erade, e pertanto ben provvisto dàvvisto d’averi condusse in moglie Costanza Belmariti: continuò il comercio valendosi a ciò dell’opera altrui senza impacciarsene molto egli stesso e corrispondeva col fratello Filippo, che rimasto era in Genova padre dei due figli detti Francesco e Agostino, coi quali ebbe Giovanni sia pei traffichi, sia per regioni ereditarie certa comunanza d’interessi, come si rileva da un atto di fini reciproche seguito fra lui e questi suoi nipoti, a rogito di Lodovico Medici del 3 Dicembre 1550. Fu Giovanni uomo d’alta e nobile presenza, di modi gentili e pratico negli affari: tinne casa de San Bartolomeo, poi presso San Paolo: fu tra i primi istitutori e priori della Congregazione di Carità, e tenuto e reputato Nobile, come si vede dagli atti di compra e vendita che stipulò; e così tra gli altri da un rogito di pagamento di terre da lui acquistate in Collecchio dai fratelli Lalstta 10 Ottobre 1538, e da altro relativo atto; da un atto di quietanza fattasi da un certo Biagio Zali suo corrispondente in Codogno 4 Lugio 1537, così pure da un contratto da lui fatto con certo Bernardino Rolandi 1 Dicembre 1538. Lasciò egli morendo due figli, cioè Orsina, nata 18 Aprile 1530 e sposata a Pietro Portiolo, e Pietro che nacque li 5 Maggio 1532. (nº 5).

Pietro studiò medicina e filosofía in padova, e si addottorò in Parma in ambe le leggi, ciò che allora era di non poco momento; pertanto venne accolto tosco nel Consiglio della città, negli atti del quale (vedi 1567), gli viene dato sempre il titolo di Cavaliere. Prese a moglie Emilia del nobil casato dei Garimberti nata li 14 Setembre 1535, la quale visse fino gli anni 84. Secondo Pietro la sua professione entrò al servicio di casa Farnese nel 1565, quando venne a sposa del Duca Alessandro, Maria di Portogallo, ed in modo servì da essere graditissimo sempre, e sempre chiamato alle loro cure. Accompagnò il Serenissimo Duca all’armata del 1571, e reduce un patria crebbe in reputazione nell’infermità, che trasse a norte quella Principessa, la quale prima di moriré lasciò raccomandati i di lui figli all’illustre suo sposo. Fu anche alle cure del Principe Ottavio, e fra fli altri doni che ne riportò vi fu quello di due bellissime tazze d’argento di prezioso lavoro, che lungamente deppoi furono conservate in familia. Nel 1587 volevalo in Fiandra il Duca, ma egli se ne scusò col ca rico della casa e dei figli ancora in tenera età; andovvi bene nel 1589 mandatovi dal Principe Ranuccio quanto Alessandro vi cadde infermo del morbo che il trasse di lì a qualche anno al sepolcro, e dopo sei mesi tornò a casa gratificato d’onori e di doni. Continuò nel servicio di Ranuccio e d’Edoardo Farnesi, dai quali fu più volte cisitato in casa in occasione di sua grave malattia. Morì Priore del collegio Madico il 2 Marzo 1601. Ebbe tre figli, cioé Giambattista, Giovanni ed Orazio. (nº 6).

Giambattista, il primogenito, nascque il 23 Agosto del 1560, ed assunse dopo il padre il governo della familia. Fu del Consiglio della città, e tenuto e reputato come il padre e l’avo nobile e patrizio parmigiano, come si rileva da un attestato di Giovanni Corradi Notaio Cancelliere della Comunità stessa a favore del Conte Erole Linati li 5 Giugno 1719, e sottoscritto dal Dottor Buralli decurione degli Anziani, e depositato come altre prove di Nobilità nell’Archivio del Sacro Ordine Costantiniano quanto nel 1720 il detto Conte Erole fece le prove di cavaliere di giusstizia. Un tale attestato afferma che della Nobilità e carica minicipale di esso fa menzione il libro delle ordinazioni del 1608 a foglio 210, il libro delle Ordinazioni del 1612 a foglio 255, ed libro delle ordinazioni del 1624 a foglio 277.

Ebbe Giambattista ambascerie ed altre incombenze politiche che onorevolmente sostenne. Nel 1588 sposò Lucrezia della nobile familia Della Torre, della quale ebbe undici figli, di cui si parlerà in seguito. Morì li 20 Agosto 1632. (nº 7).

Il fratel suo Giovanni nascque li 24 Aprile 1563. Studiò legge in Bologna ed in Padova, e con molto decoro si addottorò in Parma nel 1587 ed il Duca volle esser presente all’atto della sua laurea. Non finì l’anno che andò in ufficio di Podestà a Monticelli ove stette sei mesi soli poichè il Duca per li ottimo suoi comportamenti lo inviò avvocato del Fisco in uno dei suoi Tribunali. Compito il bienio fu fatto avogadio a Parma ove si fermò qualche tempo pasando poscia nel regno di Napoli, ove tenne il foverno di Castellammare e di altri luoghi. Reduce in patria andò Commissario della Vall di Taro, ne’quali uffici mostrò tanta avveditezza, zelo e rettitudine che sempre ne uscì con discpiacere dei popolani che gli concessero le cittadinanze loro con altri Segni di soddisfazione e d’amore, e tanto crédito fliene derivò che non solo pel natural suo príncipe, ma pel Pontefice molti carichi e commissioni sostenne e per l’Imperatore eziandio, come si raccoglie dalle Vite dei Vescovi di Piacenza; ma desiderando il Duca di parma rotenerlo presso di sè,l e vvacando alcuni pingui benefici glieli face conseguiré dalla Santa Sede, pagando egli tutta la spesa della spedizione delle relative bolle. Vestito dunque l’abito ecclesiastico servì la Chiesa di Parma prima qual coadiutore al Vicariato, e poscia in qualità di Vicario adempiendone con zelo operoso il ministero, ed essendo in qual mentre insorta fra la Curia Vescovile permense o le Camere Ducali di Parma e Toscana una grande pendenza intorno ai diretti e confini reciproci egli ne fu eletto arbitro ad onta di essere parte, ciò che mostra quale opinione si avesse della integrità, e questa non fallì, poichè egli terminò la cosa con tanta soddistazine di tutti, che ne fui ricompensato colla Sede Vescovile di Borgo San Donnino, la qual Chiesa egli gorernò con amore e pietà grandissima per lo spazio di tredici anni e vi tenne due sinodi diocesani i cui atti vennero stampati co’tipo Viotti nel 1608 e 1616 a Parma. Da quella Sedia a quella di Piacenza nel 1620 fu traslocato, e qui se gli aperse più vasto il campo all’esercizio d’ogni cristiana virtù, delle quali molti monumento lasciò alla Chiesa Piacentina, che milti tempi arricchì, adornò, restaurò ed arresse, come è quallo dei Cappuccini, nè in ogni possibil modo e con l’onore, e antiveggendone i bisogni curò ed adoperossi della salute delle anime, nel qual santissimo fine si bene riuscì che molti Giudei trasse alla fede cattolica, ed a qualcun dèssi altre il nome, anche il cognome proprio impose; e così pieno di virtù e di meriti e da tutti compianto passò a miglior vita nell’aprile del 1627 e fu tumulato nel Duomo di Piacenza. Lasciò eredi li suoi due fratelli con testamento del dottor piacentino Marc’Antonio Parma del giorno 6 Dicembre 1625. (nº 8).

Orazio, fratello del precedente, e nato li 7 Ottobre 1566, non gli fu minore nelle publiche e prívate virtù; esso pura si applicò fin dalla prima giovinezza agli studi legali ne’quali riuscì ottimo per l’accortezza che mostrò sempre negli affari più difficili e spinosi e per l’epeganza dello stile, di cui seppe sovente vestiré l’aridità delle materia giudiziarie. Nell’ancor verde età di sedici anni entrò al servicio del Duca, e co’suio buoni disporti giunse per gradi ad elevarsi alle primarie dignità dello Stato. Soportò Doralice del nobile Alberto Sanseverino, la quale non gli lasciò successione. Da un diploma del Duca Ranuccio, dato in Parma li 21 Ottobre 1621, si vede ch’egli era suo primo segretario e cancelliere camerale con estasi poteri su tutta l’amministrazione della giustizia, ne’quali impieghi constinuò fino alla norte che il colse nell’aprile del 1646. Si trovó in carica all’epoca della congiura Sanvitale, e ne riportò odiosità; fu sì integérrimo che morendo rimaneva creditore verso l’erario di molte rate di soldo, e non face nessun acquisto di bene; fu seploto nella Cattedrale di Piacenza, ove giacevano le ossa di suo fratello Giovanni. Face testamento a rogito Castelli del 30 Aprile 1645, lasciando eredi Ercole, Pietro, Ranuccio fratelli ed ottavio loro nipote LINATI con fede-comesso in favore dei successori. (nº 9).

Francesco, nipote del precedente e primo figlio di Giambattista, nacque li 21 Ottobre. Fu compagno di studi del Principe Ottavio Farnese; si addottorò in leggi di soli 16 anni e lo fu con tanto plauso e concorso di gente che non vi era memoria di simil funzione per qualsivoglia altro nobile della città, essendo presenti alla ceremonia Ranuccio ed ottavio Farnesi, u Vescovi di Parma e Piacenza e suo zio ch’era allora Vescovo di Borgo San Donnino. Fattosi sacertode ottenne varie pingui prebende. Essercitò l’avvocatura in cause di diritto canonico. Morí di peste nel 1630. (nº 10).

Ercole di Giambattista nacque li 15 Febbraio 1595. Studiò leggi esso pure e si laureò in Parma. Andò a Roma a proseguiré gli studi. Vi ottenne diversi impieghi per fiusto e retto disimpegno dei quali riportò una notte varie ferite che il trassero all’orlo della tomba, da sgherri di un barone romano di cui aveva repressi gli atti arbitrari. Ricoveratori presso il Cardinale nipote di Gregorio XV si restò fino alla norte del medesimo che accadde in Bologna nel 1632. Fu molto caro al medesimo che gli face tenere l’arcidiaconato di Parma ed altri benefici, e gli lasciò morendo una pensione vitalizia. Ebbe altri impieghi e cariche di rilievo, morì silla fine del 1664, lasciando eredi i suoi due nipoti Ottavi a Giambattista (rogito Barbarotti del 20 Settembre dell’anno stesso). (nº 11).

Pietro suo fratello nacque li 18 Novembre 1597. Servì nella Ducale Segretaria, poscia fu segretario privato della Duchessa margherita de’Medici; fu uomo di vita splendida e caballeresca. Sposò la Nobil DOnna Clara Vnturi, (vedi rogito Manlio del 10 giugno 1633). Pedritala senza averne avuto figli nel 1638, egli sposó l’anno dopo Violante Cusani di cospicua familia (vedi rogito Manlio del 18 Giugno 1639). Da essa ebbe li 13 di Aprile 1645 un figlio detto Giambattista, che fu in parte erede dell’Arcidiacono e canonico in Duomo. Pietro morì nell’anno 1649. (nº 12).

Alessandro, fratello del precedente nacque li 13 Diugno 1599; attessee agli affari domestici; sposó Anna Maria Colls (vedi rogito Balzoni 6 Febraio 1630), ma morì senza prole in capo a sei mesi. Carlo suo fratello nacque li 4 Giugno 1600. Studio e si laureò in medicina, ma poi entrò nei canonici lateranesi, e fu buon predicatore; è ignota l’ecopa della sia norte; face renuncia di ogni suo diritto al padre all’epoca di professare (vedi rogito del dottor Piacentino Carrari 11 Giugno 1621).

Renucio, altro fratello, nacque li 7 Settembre 1604. Fu prete beneficiato in Duomo. Scrisse alvune memorie di familia, delle quali mo sono giovato; morì li 27 gennaio 1678. Il 27 Maggio 1633, a rogito Bianchi aveva testato a favore di suo nipote Ottavio II Linati. (nº 13).

Ottavio I, L’ultimo dei figli di Giambattista, nacque li 2 Luglio 1606. Andò nove anni a servire come paggio il Duca Edoardo Farnese e si li un buon accasamento; e stata fine alla morte della------------------- il 22 Febraio 1626. Entrò allora ai servigi del successore che lo fece suo gentiluomo, e lo creò cavaliere nel 1630. Sposò Anna Maria Criminali gentildinna nata li 14 Settembre 1610, e per ammirable belleza e per meriti rari singolare nonchè per nobilità di natali e di parentadi. Ma dopo 7 mesi di matrimonio Ottavio se ne mirì li 6 Settembre 1631, lasciando la moglie incinta d’un figlio che nacque die mesi dopo, e che fu come il padre chiamato Ottavio. Delle figlie di Giambattista, la prima Costanza nata li 23 Giugno professò im Santa Chiara; Emilia nata li 2 Lugnio 1596, sposò il nobile Giovanni Vandoni, (vedi rodito Manlio 30 Gennaio 1613). Barbara nacque li 30 Agosto 1601, professò in San Salvatore, e questa sola sopravvisse al padre. (nº 14).

Ottavio II, figlio del cavalier Ottavio e di Anna Maria Criminali, nacque li 3 Novembre del 1631, e fu tenuto al sacro fonte del príncipe Francesco Farnese. Cresciuto che fu divenne l’unica speranza della familia, perciò l’arcidiacono che allora la fovernava attese a procurargli un buon accasamento; e però nel di 23 Novembre 1650 lo unì in matrimonio con Diana nata li 14 Maggio 1630 dal conte Federico Del Prato e dalla contessa Claudia Tarasconi, che abitava presso il Duomo. L’ arcidiacono fece alla sposa e al nipote suntuosi regali di gemme, mobili, carrezzs ed altro che andò a provvedere a Venezia egli stesso. Un’altra corconstanza ------------- il lustro della familia e fu che il duca Renuccio in benemerenza dei luoghi e del fideli servigi a lui e dalla sia casa prestati dai defunti Orazio e Pietro LINATI, conferí all’arcidiacono Ercole e Renuccio fratelli, ed Ottavio e Giambattista loro nipoti l’investitura feudale con mero e misto impero delle ville di Vizzola, Gaiano ed Oppiano eregendole in Contea con sue lettere patenti alle date di 10 Lugio 1650, e 18 Agosto 1651. (Vedi rogito Camerale di Carlo Francesco Rondani del 23 Agosto 1650 esistente nell’Archivio di Sato, volume in serie 334, e copia autentica di rogito camerale dello stesso Rondani del 4 Novembre 1651, inscritto nella raccolta dei rogeti stessi esistente nell’Archivio dello Stato e legalizzata dal Candelliere Ranuccio Pisani). Ebbe più figli dalla Diana, dei quali sei solo gli sopravissero, cioè tre maschi di cui si parlerà a suo luogo, e tre femmine.- La prima Doralice, nacque li 16 Marzo 1654, professò in Santa Elisabetta (vedi rogito bussetti 9 Luglio 1775). Giulia nata li 4 Marzo del 1655 entrò Orsolina a Piacenza (vedi rogito Conti notaio piacentino 2 Giugno 1664). La terza professò in Santa Elisabetta (vedi rogito Negri del 18 Novembre 16839. – Morì Ottavio li 22 Diciembre 1708, lasciando eredi li suoi due figli maggiori, poichè l’ultimo detto Alessandro e nato li 14 Gennaio 1663, era Monaco Cassinese, ed inoltre lasciò il palazzo di Parma a titolo di legato al primogenito (vedi rodito Panella 12 Settembre 1702). (nº 15).

Orazio, figlio del precedente, nacque li 13 Ottobre 1651, sposò li 18 di Febraio 1683 nella parrochiale di S. Uderico, la Marchesa Girolama Cavalca, nata li 25 Gennaio 1691 del Marchese Erole, e della Contessa Caterina Palonia.= Lasciò fue figli: Ercole, e Diana che gli nacque li 25 Marzo 1686 e proesso in Sant Alessandro, (vedi rogito Bolsi 12 Maggio 1700). – Fu Orazio gentiluomo di camera del Duca Carlo che poi fu Re di Napoli e poi di Spagna. Eresse sul palazzo di Parma una Commenda di giuspadronato del S. ordine Constantininiano con rogito Galli 26 Dicembre, 1726. Fece testamento unitamente alla moglie, che morì poi lì 1 Novembre 1734, lasciando erede il figlio con fondare un fedecommesso maschile e di primogenitura del Palazzo di Parma, (rogito del notario Baistrocchi 15 Marzo 1726). Giovanni, fratello del precedente, nacque il 31 Setembre 1659: fu persona di svegliato ingegno, no prese moglie, entrò si servigi di Baviera, vi ottenne vari gradi militari, e quello di Ciamberlano di quella Corte; morì in Parma, il 16 Maggio 1738. (nº 16).

Ercole, figlio d’Òrazio e della marchesa Girolama Cavalca nacque li 13 Giugno 1687, fu allevato nell’allora celebre Collegio dei Nobili di Parma. Sposò la Contessa Maria Claudia Anguissola- Cassoni (vedi rogito del notaio Piacentino Malabura del 12 gennaio 1720). Da questo nodo nacquero due figli, Ottavio e Marianna nata li 12 Marzo 1723. Essa sposò il colonello Bernardo Picenardi nobile Borbotarese, (vedi a tal propisoto il rogito Tofferi del 14 Aprile 1764). Fu il Conte Ercole gentiluomo di camera del Duca Don Filippo e molto di Corte, dove dissipò al giuoco gran parte dell’aver proprio, alienando perfino in perpetuo alla Casa Ercolani di Bologna, il feudo di Vizzola, onorato premio alle opere dei soi maggiori. Morì li 11 Agosto 1759. Sua moglie fu dama specchiatissima, e prescelta ad esser, come fu, governatrice delle figlie del Duca Don Filippo, dalle quali fu molto amata, come si vede dalla lettere che da esse le furono scritte, e si conservano in casa; morì il 1º Novembre 1769. Questo Ercole unitamente allo zio Gioanni summantovato fondarono una primogenitura dei beni di Vicofertile a favore di Ottavio figlio e pronipote respecttivo, (vedi rogito Alessandri 10 Dicembre 1736). (nº 17).

Ottavio III, figlio di Ercole e di Claudia Anguissola-Cassoni, nacque li 3 Settembre 1722. Sposò il 2 Luglio 1754 nella Chiesa di San Pietro in Bologna Teodora, nata li 3 Marzo 1729 dal Marchese Senatore Filippo Ghisilieri, (vedi anche rogito del notaio Bolognese Pedeci 1º Luglio 1754), ed ebbero due figli: Filippo ed Orazio, quest’ultimo nacque li 16 Febbraio 1764 e fu chierico beneficiato. Visse Ottavio, molto in Corte, ove sua madre godeva di molto crédito: ivi milti Segni ottenne di favore; il 23 Novembre 1769 fu Gentiluomo di Camera e tenente-colonnello di cavaleria, li 4 Novembre 1774 fu creato Generale di Brigata ed era già tenente delle R. Guardie del corpo din del 7 Marzo 1773.
Dopo aver percorso tutti gli alti gradi morì d’un colpo apopletico li 3 Novembre 1798. La sua consorte morí li 13 Febbraio 1790, lasciando erede universale de’suoi beni il figlio primogenito Filippo con varie clausole e legati in favore del figlio secondogenito: fu seppellito con istraordinaria pompa nella Chiesa dei P.P. gostiniani detti Eremitani, nella sua tomba gentilizia. Fu il conte Ottavio uomo di bella e signorile presenza; visse splendidamente, e nondimeno rimise nel primo fiore il patrimonio, riacquistando la maggior parte dei fondi alienati dal padre Ercole. (nº 18).

Filippo, figlio del auddetto e della marchesa Teodora Ghisilieri. Nacque il 5 Aprile 1757; fu tenuto al Sacro Fonte dell’Infante di Spagna Don Filippo e da Luisa di Francia consorti, Duchi di Parma; ebbe a maestri del collegio dei Nobili e nei paggi dove fu allevato, i celebri pagnini, Cossali e Soave, sotto la scorta dei quali face rapidi progressi; uscito dal Collegio divenne l’ornamento della società. D’anni 21, il 24 Dicembre 1778 si uní in matrimonio colla colta ed amabile doncella, la Contessa Emmanuella Cogorani, nata nella parroquia di San Sebastiano a Madrid, li 2 Gennaio 1757 dal Conte Claudio M. e da Donna Gabriella Verdugo Canaveras; ma la morte di lei avvenuta nel Febbraio del 1790 recise un sì caro nodo. Ebbe da essa i seguenti figliuoli: Claudio nato li 5 Novembre 1779, morto li 20 Aprile 1795: Alessandro nato e morto li 6 Dicembre 1780; Luigia nata li 20 Novembre 1781, tenuta al Sacro Fonte da Maria Luigia di Parma, Principessa delle Austrie, poi Regina di Spagna, moglie di Carlo IV; si sposó al Conte Fippolito Malaguzzi di Reggio; Francesco nati li 24 Dicembre 1784, tenuto al battesimo del Duca Don Fedinando accettato di minorita dal S.O. Gerosolimitano, morto li 16 Febbraio 1795; Ferdinando tenuto seeo pure al Fonte Battesimale dal Duca del suo nome, nacque li 7 Settembre 1786, morí li 14 Novembre 1794. Adelaide nata li 15 Dicembre 1787, morta il 26 Aprile 1791; e Claudio di qui si parlera in seguito. Ebbe Filippo varie onorificenze; il 13 Marzo 1784 ebbe la Croce d¡oro di Cavaliere di Malta, li 27 Settembre 1779 fu fatto gentiluomo di Camera del Duca di parma, dal quale fu amatissimo, come pure dalla sua familia, ciò che si rileva da dugento lettere di Casa Borbone che servansi nell’Archivio LINATI. Successe al padre nella contea di Gaiano, e commenda gentilizia dell’Ordine Constantiniano di San Giorgio, ed ebbe molti carichi pubblici, come si vedrá, imperciocchè non men che alla Corte fu caro alla città, alla quale per vari modi tornò d’utile sommo. Nel 1796 essento ifetti i nostri bestiami d’una fiera, epidémica malattia, egli ritrovò ed intrudusse un método curativo così efficace, che meritò di essere approvato da sobrano decreto. Essento state sequestrate le Commande ereditarie dell’Ordine Constantinano della Repubblica Francese (1 Gennaio 1799), egli tanto face che vennero restituite ai titolari delle medesime. Nel 1805 fu fatto presidente dell’ansianato di parma e con questo titolo ebbe l’onore di presentare a Napoleone Imperatore le chiavi della città. Li 12 Marzo 1806 fu creato Conservatore degli Ospizi Civili, en el 1808 andò deputato rappresentante il dipartimento del Taro al Corpo Legistlativo di Francia, ove si fermò qualche tempo e fu intimo di Madama Letizia madre del regnante Napoleone. Ottenne per l’Orfanatrofio dal Governo un assegno di 40 mila franchi. Nel 1709 essendo stesi a questi Stati gli effetti dellla legge “Des Domains engages” che loglieva si proprietary la quarta parte dei beni feudali, egli tanto operò, parlando collo stesso sovrano, che gli eggetti di questa legge restarono sospesi. Curò con instancabile zelo che fossero liquidate ai religiosi deo monastery le loro pensioni.- Ottenne pensione per gl’impiegati del cessato Governo Borbonico, ed un annuo assegno vitalizio alla Principessa Maria Antonia Orsolina. Procurò l’Imperiale soccorso all’università, i cui professori erano ridotti agli estremi. Andò con Giacomo Tommasini e Luigi Torrigiani in deputazione a placar l’ira del Governo per l’insurrezione dei nostri montanari, ed in questa nonchè in altre occasioni, le sue premure patriottiche furono corónate da un esito felice. Fu da Napoleone proposto al Re Giuseppe per Ministro del Tesoro in Spagna, il che non ebbe effetto per cambiamento del Governo; e finalmente quando il 13 Febbraio 1831 scoppiò in Parma una ribellione, in conseguenza della quale Maria Luigia ne partì, lascieando la città senza direzione, i più notabili citadini aggregati al Consiglio cívico lo elessero presidente del Governo provvisorio da loro per comune sicurezza nominato. Tornato il legittimo Governo, questi gli offerse un passaporto per andarsene, ma egli piuttosto volle rimanere e sostenere un giudizio, per tanto fu accusato di fellonia, posto in carcere e sottoposto al giudizio dùna commissione speciale, la quale dovette finalmente assolverlo con sentenza del 7 Luglio 1831 e dichiararlo benemérito del Principe e della Patria, la quale aveva saputo preservare dalla popolare anarchia e da’tristi effetti dei commovimenti politici, e civil. Morì il Conte Filippo il 19 Agosto 1837 in conseguenza di un inossamento delle arterie dopo un mese di malattia; face testamento con rogito del notario Jacobacci, lasciando la sua disponibile al secondogenito del suo figlio Claudio, con altri legati sai nipoti. Possedeva un’immensa erudizione storica e letteraria, era versato nelle matematiche, física, chimica e storia naturale; raccolse con grave dispendio una superba e numerosa collezione di minerali, tstacei e fossili, ed una rica e scelta librería. Conosceva a fondo le lingue italiana, latina, e greca, l’inglese, francese, spagnuolo e tedesca. Ebbe amicizia e corteggiò coi primi letterati e naturalisti del suo tempo, e fu membro di varie accademie scientifiche ed agronomiche.
Fu dànimo e di fiudizio retto, di cuore caritatevolissimo, di speriti generosi e cavallereschi, di modi all’uopo popolari e cortiguaneschi.- Face nel 1783 un viaggio a Sicilia e Malta per Venezia, nel 1802 a Parigi, poscia in Spagna ove tornò nel 1810, e vi si fermò fino al 1818, e da quel tempo in poi stette sempre a Parma, nè ebbe altro difetto che quello di trascurare in modo tale la propria azienda, e spendere così largamente che distrusse per intero il patrimonio recchissimo lasciatogli dai suoi maggiori e parte ancor di quello della moglie sua. (nº 19).

Claudio, figlio del precedente e della Contessa Emmanuella Cogorani, nacque li 2 Febbraio 1790. Fu allevato in casa sotto la scorta di Giuseppe Caderino, uomo che per raro suo merito sotto il governo di Maria Luigia divenne Presidente dell’interno e del Tribunale supremo di Revisione, Consigliere intimo di Stato e Gran Croce dell’Ordine Costantiniano. Face Claudio rapidi progressi nelle belle lettere, nelle arti cavalleresche en ella pittura, nella quale riuscì vlentissimo. Ma a così fatti studi fu tolto del padre, che lo fece ascrivere alla guardia boghese del 1808.
Passò poscia all’Esercito attivo, e face la guerra in Prussia e Polonia, finalmente fu fatto prigioniero nella battaglia di Lipsis e condotto nel fondo dell’Ungheria, ove restò fino alla pace generale del 1814, trovandovisi ridotto alla miseria, dalla quale si sottrasse colle opere del suspennullo. Liberato che fu, raggiunse il padre in Spagna all’uopo anche di visitare un patrimonio che ivi possedeva, pervenutogli per testamento della Condessa Dorotea Cogorani-Prevost sorella del conte Claudio Cogorani, suo avo materno.- ivi si ammogliò li 5 Febbraio 1815 con Donna Isabella figlia di Don Baltassare de Bacardi, e di Donna Antonia Cuijas deu Signori di Pinos, nata el 10 Novembre 1793. (Vedi anche a tale oggento il rogito dotale del notaio di Barcellona Ibac, dei 4 Febbraio 1815).
Nasquero da quest’unione cinque figli cioè: Filippo, Emmanuella, Camilo-Catone, Leocadia, Albina. Trovavasi Claudio ravvolto in tutti i politici commovimenti che agitarono il suo tempo; nel 1818 diede, reduce a Parma, nuovo incremento alla Società dei Carbonari ivi stabilite.- Ben si rocondusse nella Spagna già modellata a libertà, m audita appena la insurrezione del Piemonte ivi corse, ma fiunto troppo tardi fu preso e condotto nel carcere di Santa Margherita in Milano e non fu liberato che in forzad ella valevole raccomandazione di Maria Luigia. Tornossene allora a Barcellona ove del general Mina ebbe il comando di un corpo di infantería, ch’esso quasi a su espese fu costretto spesso a mantenere, e col quale nel 1823 gli fu d’uopo chiudersi nella fortezza di Seo de Urgel con altre truppe constituzioneli, e ove sostenne un assedio di alcuni mesi, in capo ai quali assendo forza arrendersi, egli fu obbligato a darsi alla discrezione dei Francesi mediatori, poichè ul generale Mendezvigo Comandante del forte, non volle che ei fosse compreso nella capitolazione che stipulò per sè e per le sue truppe. Ricoveratorsi dinque in Francia, vi si fermò quasi un anno, por (1825) passò nel belgio ove stette fino al 1830, tranne che tra il 1826-1827 andó nel Messico spintovi dalle ricche offerte di quel governo, che poi non gli furono attenute. Quando nel Luglio 1830 la Francia cambiò la dinastía dei suio Re, egli prese parte attiva e personale al tentativo operato dagli emigrati spagnuoli per rientrare in Catalogna, ma essendo quello riuscito vano, prese uena parte attiva e primaria ai lavori del Comitato rivoluzionario italiano. Quando poi vide che il Governo Francese tentava, anzichè voler proteggere, reprimere il moto insurrezionale, egli su ritirò a Bordeaux, ove per alcuni mesi sfogò il suo adegno in un giornale da lui pubblicato che intitolò: “La Francia e l’Èuropa”. Nel 1832 passò per una seconda volta nel Messico e di stabilì a Tampico, ma coltovi da una infiammazione intestinale cessò di vivere li 11 Dicembre 1832. Fece tstamento steso e depositato in casa del notario Lafont a Fois in Francia li 6 Ottobre 1831. Fece Claudio in quest’atto erede universale de suoi beni di Spagna il primogenito Filippo, e dalla moglie lasciò la metà dell’usufrutto dei beno stessi, più in tutta proprietà la disponibile dei beni d’Italia.
Fu uomo di alta e bella presenza, d’occhi vivi, eloquanti; era fecondo nel parlare e scrivere le varie lingue che possedeva; era di una forza e di un coraggio da eroe, ed in più propizia fortuna ne avrebbe ottenuto dei posteri la fama come l’ammirazione e la stina che ebbe dei presenti, così per l’ardimento nell’incontrare i pericoli, come per la costanza nel sostenere le avversità.
(nº 20).

Conte Filippo LINATI.
Conte Filippo LINATI.
CASATA: LINATI.
QUALIT: Nobile
EPOCA: Sec. XIXº.
LOCALITÀ: Parma
FOBTE: G.B. Crollalanza- Giornale Araldico Genealogico Diplomatico.
NOTIZIA: E. Accademia Araldica Italiana.
E morto in Pama, il 17 Settembre, il Conte Filippo LINATI di Gaiano, senatore del Regno, comm. Dell’Ordine di Malta, grand’ufficiale degl’Ordini Mauriziano e Corona d’Italia, presidente emerito del R.Deputazione di Storia Patria per le provincia Parmensi, presidente della Commissione Araldica di Parma, membro di molte accademie scientifiche e letterarie, Socio Onorario della R. Accademia Araldica Italiana.
L’illustre defunto era nato in Barcellona il 9 gennaio 1816 di nobile familia parmense educada ab alti sentimenti patriottici. Sin da giovanetto, esule col padre, si gettò nell’agitazione rivoluzionaria, partecipò ai moti del 48, poi a tutti gli altri successivi fino a che la sua Parma, fu uñita e libera al Regno d’Italia. Nel 59 fu podestá della città di parma, e delegato a presentare a Napoleone III la protesta dei Parmigiani contro il ristabilimento dei Borboni nel ducato, poi deputato all’Assemblea parmense, consigliere municipale a provinciale, e per breve tempo r. provveditore agli studi per la provincia, carica che gli fu oferta del Farini, dittatore dell’Emilia, e da vui egli ai dimise per non essere escluso della política militante. Con decreto 18 Marzo fu nominato Senatore del Regno, e, finchè gli anni e la malattie glielo permisero, su occup`p attivamente del suo ufficio, mostrandosei oratore facondo e competentissimo in questioni economiche, giuridiche e finanziarie, adoperando a beneficio della patria un ingegno pronto e ferace, un’erudizione vastissima, un’itegrità Somme. Per molti anni fece parte del Consiglio di Stato, e fu anche designato una volta per ministero dell’instruzione pubblica.
Si dilettò di studi poetici, filosofici, e scrisse opere di vario argomento, fra le quali coteremo: Adelina di Rubbiano; Elena di Belforte; Maria; El sogno del pellegrino; Gli spedalieri; Studi sul planisfero; Razionalismo e religione; La religione e la scienza; Introduzione allo studio della fisiología trascendentale; Pensiero nella Generazione; Sonetti; Gli astensionisti: Il partito conservatore e le elezioni: Come la conciliazione sia posible; La familia e lo Stato, ecc.
Si occupò inoltre di studi araldici e nobiliari, e contribui efficacemente alla compilazione dell’Elenco dei nobili e titolato della refione parmense. Poco tempo fa gli ci aveva gentilemte cominicato in suo scritto genealógico sulla sua propria familia, autorizzandoci a publicarlo nel Giornale Araldico. A quatro pregevole lavoro, che ora diamo alle stampe, aggiungiamo alcune brevi notizie che lo completano per la parte non tocata dall’autore, il quale, non volendo parlare di sè e deu suoi tempi, si fermò al conte Claudio, suo genitore.
Il conte Filippo LINATI, primogenito del conte Claudio, era cavaliere di giustizia dell’ordine di Malta sin del 26 Gennaio 1843. Ottenne però dal papa, che molto lo stimava per i suoi principii profundamente cattolici, la dispensa dai voti e condusse in moglie, a Roma, il 15 Agosto 1863 una buina e colta signorina, Angelica Ciaudano, nata a Cencelli il 22 Luglio 1831, rapita all’effetto dell’egregio consorte nel 1892. Da questo matrimonio egli ebbe un solo figlio,il vivente conte Pier-maria, dottore in giurisprudenza, nato a Genova il 26 Ottobre 1867.
Fratello del defunto conte Filippoè il conte Camilo-Catone, nato in Parma il 1º Luglio 1820, tenente generale nella reserva del R. Escercito, gran-croce dell’Ordine della Conona d’Italia, commendatore Mauriziano, che si distinse in tutte le champagne del 48, 49, 59, e 66, e meritò anche la medaglia d’argento al valore civile per atti di abnegazione, coraggio e filantropía compiuti durante l’infezione colerica del 1855. Dal suo matrimonio (17 agosto 1840), con una gentildonna spagnuola, donna Teresa Delgado, ha avuto un figlio, il conte Filippo, nato a Madrid il 14 Gennaio 1843, vivente.
Il Presidente del Consiglio dei Ministri, Ministro Segretario di Stato per gli Affari dell’Interno, in seguito a domanda del senatore Filippo LINATI, udito il parere della Giunta Permanente Araldica, con decreto 10 Giugno 1894, transcritto lo stesso fiorno nei registri della Consulta Araldica, dichiarò spettare al predetto senatore Filippo LINATI il titolo di Conte di Gaiano, trasmissibile si suoi discendenti legittimi e naturali, maschi da maschi, e gli ricconobbe il diritto di fer uso dell’avito stemma gentilizio che e: D’azzurro a due fascie centrete d’argento, al pioppo nudrito sulla pianura erbosa al naturale, attraversante, e attraversato verso la cima da un crescente d’argento, collo acudo sormontato da elemo e da corona comitale, ornato du cercine e di svolazzi d’argento, d’azzurro e di verde.
Il consiglio Direttivo della R. Accademia Araldica Italiana invia al figlio dell’Illustre collega defunto le più sentite condoglianze.





Filippo Linati

LINATI FILIPPO LUIGI

Parma 5 aprile 1757-Parma 19 agosto 1837
Figlio del conte Ottavio e della marchesa bolognese Teodora Ghisiglieri.I duchi di Parma Filippo di Borbone e Luisa Elisabetta di Francia gli furono padrini al fonte battesimale.Per volere del padre, fu allevato a severi studi nel Collegio dei Nobili di Parma, segnalandosi in ogni disciplina.Nel 1778 si unì in matrimonio con la contessa Emanuela Cogorani.Fece una brillante carriera divenendo dapprima tenente colonnello d’Infanteria (Reali Alabardieri) dell’esercito ducale, poi (1784) cavaliere dell’Ordine di Malta, commendatore dell’Ordine Costantiniano e, nel 1779, gentiluomo di Camera del duca Ferdinando di Borbone. Uomo d’azione, oltreché di pensiero, nel 1796, infierendo una dannosissima afta epizootica sul bestiame del Parmense, riuscì a scoprire il mezzo più idoneo per curarla.A Parma fu a lungo la persona più rappresentativa e di maggiore autorità. Nel 1799, avendo il governo francese dato ordine di sequestrare le commende dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio, riuscì con la sua influenza a farle restituire.Nel 1805 fu eletto Presidente dell’Anzianato di Parma e presentò le chiavi della città a Napoleone Bonaparte, alla sua incoronazione.Nel 1806 si dimise dalla carica, probabilmente perché in contrasto col prefetto francese.Nello stesso anno fu nominato Conservatore degli Ospizi civili.Nel 1808 lo si trova nel corpo legislativo a Parigi in rappresentanza del Dipartimento del Taro. Napoleone Bonaparte seppe apprezzare le qualità politiche del Linati e pensò anzi di portarlo a fianco di Giuseppe Bonaparte in Spagna, come ministro del Tesoro, ma il rovescio delle armi francesi vanificò il progetto. Uomo coltissimo, conobbe il greco, il latino, il francese, lo spagnolo, l’inglese e il tedesco e fu particolarmente versato nelle scienze fisiche e naturali. I suoi severi studi lo portarono ad apprezzare i buoni libri e si formò così una ricchissima biblioteca di vario genere, con preferenza alle opere di scienze naturali e matematiche, nelle quali fu considerato un dotto. Questa sua passione lo portò anche a formarsi una imponente raccolta di minerali e di fossili.Il Molossi, suo contemporaneo, così si esprime circa la sua raccolta: Il conte Filippo Linati, cavaliere d’alti e nobili spiriti, e di molta dottrina, ha un prezioso ed esteso gabinetto di minerali da lui stesso formato con gran cura e dispendio.Capo del governo provvisorio il 12 febbraio 1831, al ritorno della duchessa Maria Luigia d’Austria fu incarcerato a Piacenza, processato ma assolto in un memorabile processo durante il quale emerse che la sua partecipazione al moto era stata dettata allo scopo di mantenere l’ordine e la legalità e non già per voler sovvertire il regime ducale. A Parma possedette il palazzo di borgo Felino n.31.Feudatario di Gaiano e Oppiano, risiedette saltuariamente nel palazzo alla Bettola di Gaiano.Nella raccolta Micheli-Mariotti, presso la Biblioteca Palatina di Parma, esiste un consistente carteggio del Linati.Nel 1841 il Pezzana acquistò gli antichi e rari volumi già appartenuti al Linati, tra i quali un importante manoscritto di carattere medico di G.Volpini (sec.XVII/XVIII).
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma, 1837, 313; L.Molossi, Vocabolario topografico, 1834, 282; G.B.Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1877, 218-220; Villarosa, Notizie di Cavalieri Gerosolimitani, 1841, 190-192; Assemblee del Risorgimento, Roma, 1911; I.Bellini, in Dizionario del Risorgimento Nazionale, Milano, 3, 1933, 380; V.Spreti, Enciclopediastorico nobiliare, 4, 1931, 120; F.Linati, Vita del Conte Claudio Linati, seguita da un saggio poetico del medesimo, da documenti e note,Parma, Luigi Battei, 1883; O.Masnovo, I moti del 1831 a Parma, Società Editrice Internazionale, Torino, 1925; Dizionario UTET, VII, 1958, 960; Parma nell’arte 1 1971, 124-125; Palazzi e casate di Parma, 1971, 387; T.Marcheselli, in Gazzetta di Parma 15 ottobre 1983; Corriere di Parma 1986, 103; Malacoda 9 1986, 46-47; A.V.Marchi, Figure del Ducato, 1991, 96.
Le vicende parmensi della famiglia, di origine genovese e mercantile con il nome di Lunati, possono essere riconstruite con una certa precisione dagli inizi del Ducato farnesiano. In una memoria del 1831 il L. ricordava che la sua famiglia, da tre secoli a Parma, (ha sempre servito il paese e i propri Sovrani con quello zelo e quella fedeltá che caraterizzano persone distinte e d`onore) (cit. In galante gartone 1932, p. 35). Il Farnese attorno al 1650, con i fondi di Vizzola, Gaiano e Oppiano, i cai privilegi furono confermati al L. il 1º maggio 1800.
Il L. Frequentó il collegio dei nobili di Parma, distinguendosi in varie discipline e giungendo a padroneggiere il greco, il latino, il francese, lo spagnolo, l`inglese e il tedesco. Versato nelle scienze fisiche e naturali. Allesti un gabinetto scientifico, mise insieme un`importante raccolta di minerali e fossili e una ricca e scelta biblioteca. Fu noto e largamente applicato un metodo di cura dell`afta epizzotica da lui ideato nel corso di una disastrosa epidemia nel 1796. Per i suio meriti di studioso fu ammesso in diverse accademie.
Trescorse la giovinezza fra studi, agi, ozi di corte e viaggi. Nel 1778 sposó Emanuella dei conti Cogorani, dama di corte e “donna virtuosa, colta, di animo forte ed elevato” (F. Linati iunior, 1883, p7), che mori nel 1790 dando alla luce Claudio, il piú noto dei sette figli, di cui cinque scomparsi in tenera etá: I`altra figlia sopravvisuta, Luigia, andó in sposa a un comte Malaguzzi di Reggio Emilia.
Dal 1779 fu gentiluomo di camera del duca Ferdinando di Borbone, che gli mostró sempre benevolenza, nel 1783 fu nominato tenente colonnello degli Alabardieri e in seguito ebbe il grado di commendatore dell`Ordine Constantiniano di S. Giorgio e cavaliere dell`Ordine di Malta (1784). Dalla fase di trapasso fra i Borbone e Napoleone, dopo la morte del duca Ferdinando (1802), il L. fu preso sempe piú dalle faccende pubbliche. Dapprima curó, fra Parma e Firenze, gli interessi della cessata dinastia e di Ludovico, figlio di Ferdinando e re D`Etruria; al contempo, dall`inizio delol`occupazione francese all`entrata in vigore del codice napoleonico, si adoperó per mitigare le enormi contribuzioni religiose, i privilegi nobiliari e il patrimonio artistico-culturale. Fra il 1802 e il 1806 colaboró lealmente com l`amministratore generale M.-L-E. Moreau de Saint Mery- con il quale restó in rapporto anche successivamente- a salvaguardia dell`autonomia e delle tradizioni locali, condividendone l`amore per studio e per le ”cose belle”. Presidente del Consiglio degli anziani dal 1805 al 1806 (divenne poi conservatore degli ospizi civili), in occasione dell`incoronazione a re d`Italia consigno all`imperatore, che sembra lo tenesse in grande favore, le chiavi di Parma.
Quando il Parmense fu direttamente annesso all`Impero come Dipartimento del Taro (1808) il L. eletto deputato al Corpo legislativo, si impegnó per la pubblica beneficenzia e fece un`intensa campagna, con notabili e studiosi, per il mantenimento dell`autonomia dell`antica Universitá di Parma, poi temporaneamente subordinata a quella di Genova. In quel periodo soggiornó a lungo a Parigi e compi varie missioni, anche in Spagna, dove tra l`altro possedeva beni di famiglia da amministrare. Maria Letizia Ramolino Bonaparte racomandó il L. per la carica di ministro del Tesoro al figlio Giuseppe, re in Spagna, che gli avrebbe offerto una “luminosa posizione ed un mezzo al tempo stesso di riparare alla dissestata fortuna”; ma gli eventi politici fecero svanire tale progetto (Galante Garronre, 1932, p.99).
Nei primi tempi del governo della duchessa Maria Luisa d`Austria il L. si tenne defilare dalla scena pubblica, dedicandosi alle cure familiari e agli interessi culturali. Ebbe un indiretto ma sofferto coinvolgimento nei moti del 1820-21 per le dramatiche vicende eccorse al figlio Claudio, legato al settarismo carbonaro, che fu condennato a morte in contumancia ad esiliato. La casa cittadina a la villa di Fraore dei L. in quei frangenti furono sicuramente luogo di incontro e di segreti progetti dei cospiratori: Dopo quagli eventi la famiglia fu abbandonata non solo dai nobili, ma da “tutti gli altri” (Linati iunior, 1896, p. 10).
Nel 1829 il L. fu alla guida del Gabinetto letterario di parma, derivato nel 1815 da una precedente Societá intitolata ad Angelo Mazza, di cui da tempo era socio ativo. Nel 1831, all’ etá di 74 anni, il L. fu catapultato nei moti del febbraio, quantunque estraneo alle massime rivoluzionarie e alla fitta rete di legami fra i comitati locali e quello parigino. Malgrado l`etá, la cattiva salute e la sua riluttanza, fu nominato presidente del governo provvisorio (15 febraio), favorito certamente dalla fama di uomo moderato, rispettato ciutadino e padre di un estile politico, dalla lunga esperienza negli affiari politici.
A un ultimoproclama del governo provvisorio, il 13 marzo, segui il represtino di quello ducale, larga parte dei membri del primo i conti G.F. de Castagnola e J. Sanvitale, A. Casa, M. Mellori ed E. Ortali prese, fra vicende fortunose, la via dell’esilio in Francia e in Corsica. I soli che decisero di rimanere, il L. e F. Melegari, furono incarcerati e affrontarono con fermezza, dignitá e molti testimoni a favore, il processo “per delito di Stato” a Piacenza una “ memorabile” sentenza del 7 agosto li rimise in libertá.
Il L. transcorse gli ultimi anni nel dolore per la scomparsa precoce, nel 1832, del figlio Claudio.
Il L. morí a Parma il 19 agosto 1837.